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Food Systems Summit 2021: la soluzione del colpevole

Storie e Notizie N. 1937

Il Food Systems Summit, evento organizzato dalle Nazioni Unite, avrà luogo oggi e domani. Sono circa 90 i leader mondiali invitati a partecipare al vertice di New York, con almeno 130 paesi che faranno promesse su questioni come pasti scolastici gratuiti, riduzione degli sprechi del cibo, il mangiare sano, la raccolta incondizionata dei dati anagrafici e l’estrazione del carbonio. Contestualmente, migliaia di piccoli agricoltori e comunità indigene, che producono il 70% del cibo mondiale attraverso l'agricoltura sostenibile, si sono ritirati dal summit e lo stanno boicottando: “Respingiamo la colonizzazione aziendale in corso da parte dei sistemi alimentari e della governance alimentare sotto la facciata del vertice delle Nazioni Unite... la lotta per sistemi alimentari sostenibili, giusti e sani non può essere sganciato dalle realtà dei popoli i cui diritti, conoscenze e mezzi di sussistenza non sono stati riconosciuti e rispettati.”

Uno dei fattori maggiormente scatenanti questa protesta consiste nella scelta del vertice di lasciare alle varie multinazionali, come Nestlé, Tyson e Bayer, il compito di identificare soluzioni per il sistema alimentare durante il convegno.

Ciò mi dà "ispirazione per", mi induce a ricordare, mi esorta a a inventare, fate voi, la seguente fiaba africana:

C’era una volta una foresta nel continente chiamato nero e spesso deriso come tale, okay?

Quella foresta, su, la maggiormente comune nell’immaginario dei più, con il leone, gli elefanti, mosche, iene, lucertole, zanzare, e soprattutto gazzelle e zebre. Senza gli umani, va bene? Né cacciatori bianchi o neri, tanto meno indigeni più o meno selvaggi a seconda della quantità di razzismo nell’inchiostro. Nessuna distrazione, quindi: flora e fauna allo stato puro, prive della distrazione, ovvero del virus bipede dalla cervice in posizione eccessivamente distante dal cuore.

Ebbene, nella suddetta macchia venne il giorno in cui ci si rese conto che il vecchio giochino capitalista di predatori e prede non stava funzionando più come un tempo. Forse cattivamente infettati dai bipedi di cui sopra, i primi stavano violando la propria stessa natura e invece di limitarsi a cacciare per nutrirsi, avevano iniziato da tempo a imprigionare le creature predate, maltrattandole senza pietà in condizioni disumane, anzi, umane a essere onesti, che per una bestia vale cento volte in peggio.

Insomma, era nata l’industria alimentare animale. Be’, le conseguenze le conosciamo già: effetto serra, scompensi climatici, siccità, migrazioni di branchi interi in cerca di un sorso d’acqua, guerre tra specie un tempo amiche e amicizia tra predatori un tempo rivali contro tutti gli altri.

Per affrontare la questione fu indetta una riunione dal Consiglio degli animali uniti, un’organizzazione in cui i leoni avevano comunque il diritto di voto, veto e alle brutte (belle per loro) sbranare i ribelli e vai col pranzo risolto anche stavolta. I leoni, a loro volta a capo dell’organizzazione dei predatori chiamata NATO, Noi Azzanniamo Tu Obbedisci, furono scelti/si scelsero da soli, ai posteri il dubbio, per risolvere la questione. Il leone più potente, il re della foresta, che era il più grasso e il più pigro, raggiunse un masso facente podio posto di fronte alla radura con tutti gli animali riuniti, compresi i maggiormente interessati, gazzelle, zebre, antilopi e ogni preda immaginabile a frequente portata di morso. Essendo grasso e pigro, il sovrano fissò con sguardo preoccupato il masso, ma poi non ci pensò affatto a salirci sopra, visto che perfino l’elefante meno in forma della foresta avrebbe trovato più semplice il compito. Cinque leoni di secondo rango furono invitati a sollevarlo e poi il nostro prese la parola per fare tale discorso: “Amici, animali, concittadini – ebbene sì, era un amante del grande bardo – prestatemi orecchio! La nostra foresta e tutti noi siamo a rischio di estinzione, non esiste un piano b. Ai predatori va assolutamente messo un freno, poiché la loro ingordigia oramai non ha più limite. L’uccisione indiscriminata e lo sfruttamento sistematico degli animali più vulnerabili e delle loro risorse dev’essere bandito al più presto.”

Nel mentre, la maggior parte dei presenti era allibito. Il flaccido e grosso leone parlava con una tale convinzione, che sembrava si stesse riferendo a qualcun altro, invece che alla propria categoria.

“Se fosse per me, a questi carnivori senza ritegno toglierei gli incisivi uno a uno, e gli darei in pasto solo insalatine scondite e riso integrale...”

Il discorso andò avanti per un paio d’ore su tale tenore sotto lo stupore degli animali, tranne dei colleghi predatori, che non facevano che ridacchiare, e soprattutto della regina leonessa, la quale nel bel mezzo dell’intervento si era addormentata. Occasione imperdibile, visto che per una volta era quel fannullone del marito a fare qualcosa, invece che il contrario.

La conclusione dell’intervento fu un concentrato di slogan urlati di gola, con la voce stanca, il ruggito moscio e il fiato corto: “Insomma, il tempo è scaduto. Viva il biologico, abbasso la carne, siamo tutti vegetariani, verdi, elettrici e rinnovabili!” Applauso dei soli predatori con tanto di standing ovation, il che fece arrossire e addirittura commuovere il re, il quale riprese la parola, e dopo essersi schiarito la voce, con quel poco di aria che gli era rimasta nei polmoni, esclamò: “Ora tutti a cena, offro io!”

E tutto riprese da dove erano rimasti, con le prede in fuga disperata per la foresta e i carnivori con il sangue negli occhi nella loro cieca corsa vero il burrone che abbiamo scelto come orizzonte...

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Il mio libro più recente: A morte i razzisti

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