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Fake News sulla giocatrice di pallavolo decapitata dai Talebani

Storie e Notizie N. 1949

Allora, c’era una volta una notizia, no?

Una notizia… diciamo una roba pubblicata da qualche parte là fuori, okay? Come l’Indipendent Persian, una testata di nascita recente che non è neanche presente su Wikipedia, o qualche giornale indiano che l’ha copiaincollata ma tu non farci caso.

Non fare caso neppure che l’editor in capo, Camelia Entekhabifard, vive a New York, e la cui linea non è di certo simpatizzante con il regime iraniano e tanto meno quello talebano.

Non fare caso a nulla, perché ciò che conta oggi, per te, giornalista, per te, blogger o influencer, Youtuber, TikToker, Facebooker e Instagrammer (sempre se si dice così, non so come cavolo si chiamino anche costoro), per te, utente aspirante star del fantastico mondo della viralità sul web, è una cosa e una sola: il sacro click!

Coprimi di soldi!” Urlavano al telefono Cuba Gooding Jr. e Tom Cruise nel film Jerry Maguire.

La versione attuale sarebbe: “Ricoprimi di click!” Cliccami e sarò felice.

Allora torniamo alla notizia di cui sopra, va bene? Magari potrebbe suggerirti cautela il fatto che nessuna delle più autorevoli testate al mondo la rilanci. Che so, il New York Times, The Guardian, il Washington Post, per dirne tre a caso, che di certo non vedono di buon occhio il ritorno dei Talebani in Afghanistan.

Ma non è questo il punto, vero? È informare i cittadini, forse? Oppure, il famigerato, orgasmico click di cui sopra?

Forse, sarebbe bastato riflettere che uno dei primi quotidiani europei a pubblicare il presunto scoop sulla giocatrice di pallavolo decapitata dai talebani, sia stato il Daily Mail (finché non rettificano pure loro, ovviamente), qualche anno fa bandito dalle fonti di wikipedia perché ritenuto non attendibile.

No, niente da fare, perché il plebiscito nazional popolare di fake news è un coro trasversale, dagli immancabili Il Giornale e Libero a la Repubblica e il Corriere della sera, l’Ansa e l’Adnkrons, dal TGCOM a Skytg24:

Certo, poi salta fuori Zaki Daryabi il direttore di Etilaatroz, il giornale investigativo dei reporter che mettono a rischio la propria vita per fornire una corretta informazione da Kabul, che ci informa che la ragazza non è stata decapitata, bensì si è suicidata ai primi di agosto come confermato dalla famiglia e gli amici.

Certo, poi tu corri al pc in redazione, rettifichi, modifichi, cancelli pure, ma non appena puoi...  via di nuovo con il prossimo imperdibile, frenetico, pazzo e soprattutto lucroso giro di click!

Perché i nostri polpastrelli che pigiano come tanti ottusi schiavi del nulla è la moneta più ambita da queste parti.

Sapete qual è l’aspetto più grave di questa vicenda? Il fatto che si profitti dalle menzogne intorno a una situazione che è comunque tragica per tante donne, non facendo altro che rendere ancora più difficile aiutarle. Mentre le bugie, da che mondo è mondo, servono solo a chi le dice…

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