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La donna che salva gli alberi e il futuro

Storie e Notizie N. 1957

La storia della donna indigena diventata capo dei guardiani dell’Amazzonia, per proteggerla dalla deforestazione illegale, perché nessun uomo aveva il coraggio di farlo.

Mi chiamo Marli Yontep Krikati e sono una donna. Fiera di me stessa e orgogliosa di ogni singolo frammento del pianeta che mi ha messo al mondo. Sono una madre e come tale amo i miei figli. Sono altresì una nonna e come tale amo tutti i figli che verranno. Più di ogni altra cosa, sono un’indigena e per tale semplice, quanto profonda ragione, la mia vita non ha senso qualora si possa immaginare di tranciar via il legame di sangue e clorofilla che mi lega alla terra, che i ladri di destini chiamano banalmente riserva. Ma tu leggi pure come la primigenia genitrice, a sua volta antenata di quest’ultima e, al contempo, prole di se stessa. Di foglia in foglia, da una goccia d’acqua piovana a una lacrima di incontenibile gioia sul volto di chi è ancora capace di emozionarsi al jazz della natura.

Nondimeno, la vita, ovvero la morte a cui vorrebbero condannarla i nostri nemici, mi ha reso la leader di un gruppo di guardiani della foresta nell'Amazzonia brasiliana. Si dà il caso che durante il governo di Bolsonaro, il Presidente di tutti tranne ciò che respira e costruisce armonia, la deforestazione nei nostri territori è stata la più alta da oltre un decennio.

"Faremo della nostra foresta qualcosa di più del semplice cuore del Brasile", ha dichiarato tempo fa. "Ne faremo l'anima economica". Ma come fanno? Mi chiedo senza trovare risposta. Come fanno a parlare di cuore e anima coloro che non hanno mai posseduto entrambi?

La situazione è peggiorata e io ho notato il cambiamento. Molti contadini stanno tagliando enormi quantità di alberi. Piantano le loro erbe e distruggono gli alberi buoni per farlo.

Gli alberi buoni e i buoni alberi sono semplicemente alberi. Ci avete mai pensato? Solo con i doni della natura puoi spostare o togliere tale aggettivo e il risultato non cambia. Eppure, quei maledetti continuano a costruire i loro recinti e a vendere il nostro legno. Pensano che noi indigeni non abbiamo più diritti su questa terra. E cosa succede quando il legno è stato preso? Rimangono solo i tronchi. E io, quando osservo un albero abbattuto avverto il dolore crescere dentro. Così, mi ricordo ancora una volta che sono una madre e una nonna. Quindi penso ai miei figli e ai loro figli. E ai bambini che devono ancora arrivare. Sino alla domanda più ingenua e sottovalutata del millennio: che futuro avremo su questa terra se continua così? C'erano molti alberi qui, prima. Tanti animali stanno scomparendo, poiché il rumore della motosega li spaventa. Perché non terrorizza anche voi? Rimarremo senza niente, tutti, capite? Lo vedete? Lo sentite? Ciò nonostante, per colpa di Bolsonaro i crimini ambientali nelle aree controllate da noi altri si sono normalizzati. E quando i reati contro madre natura vengono tollerati si finisce per fare lo stesso con quelli ai danni dei suoi figli. Nel mentre, molti guardiani della foresta sono morti, anche se ogni volta la polizia federale ha dichiarato che avrebbe indagato...

Perciò, mi sono detta, nessun uomo guiderà i nostri guardiani? Beh, io sono una donna e per questa ragione non temo il compito. Io sono una madre e, alla stregua di ogni albero per cui sto lottando, ho già piantato la prossima generazione.

PS: in occasione del Cop26 il Brasile si è impegnato a fermare e invertire la deforestazione entro il 2030. I critici dicono che importerà poco se i crimini ambientali in Amazzonia continueranno a essere impuniti...

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