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La guerra delle parole e la pace del silenzio

Storie e Notizie N. 2010

C’era una volta un salotto, cattivo più che buono, ma è anch’essa una trascurabile opinione, la mia. Come forse anche quest’ennesima paginetta se confrontata con l’immane significato degli eventi e le altrettanto colossali conseguenze per i reali protagonisti dei fatti in oggetto.
C’era una volta un bar, allora, dove le chiacchiere, lo sghignazzo e i lazzi, i pensieri eruttati senza pensare, giustappunto, sono all’ordine del giorno.
Un ritrovo di dimensioni gigantesche dove chiunque trova spazio per sedersi e dar fiato a ogni organo del corpo purché non sia il cuore o il cervello. Dove non si può parlare di tutto a prescindere dalle indispensabili competenze o la necessaria sensibilità: si deve.
E allora, qualunque cosa accada là fuori, possibilmente osservabile quanto  condivisibile sull’innocuo monitor dal comodo di una poltrona, al presunto riparo di una rassicurante lontananza di chilometri e reale empatia, diviene da un istante all’altro oggetto del pettegolezzo, più che discorso.
Poi, dal momento che lo spettacolo degli spettatori che si fanno attori restando seduti entra nel vivo, ecco che va in scena la guerra delle parole.
Perché nuove sanzioni non bastano. Cosa intendo per sanzioni? Che domande mi fai? Ma lo sai che le Nazioni Unite sono inadeguate ai tempi moderni? Qui lo dico e qui lo nego, perché tanto poi lo ridirò di nuovo, se lo penserò ancora: l’Ucraina può assolutamente vincere.
Tu sostieni che se il mondo avesse fatto tutto quello che chiedeva lui saremmo già alla terza guerra mondiale, io ti domando lui chi? No aspetta, non rispondere, perché allora io voto per un embargo totale su gas e petrolio. Cosa vuol dire che non posso votare? Ma hai capito che la guerra potrebbe durare ancora a lungo? Quale guerra? Quella in Ucraina, è ovvio, quale altra guerra potrebbe essere?
Già quale, perché in ogni caso urge appurare cosa sia davvero accaduto a Bucha, anche se alcuni sostengono che tutti quei corpi li hanno messi gli inglesi. E quella bambina? Le hanno inciso una Z sul petto, mica l’avrà fatto da sola.
Certo, c’è quella che sostiene che trattandosi di fatti riferiti dal governo ucraino, sulla veridicità ci sono già molti dubbi, e qualcuno mi viene quando dici che sono stati seppelliti in fretta per nasconderli ai cani. A questo proposito, ma come fai a essere così informato? Sei stato lì in questi giorni? Sei mai stato in Ucraina? No, aspetta, non sono le domande esatte, tranne questa: sei mai entrato in una zona di guerra quando la guerra è ancora in corso? E prima? E dopo?
Però forse hai ragione, serve unità, non si può scambiare il gas con la pace, anche perché preferisci quest’ultima o il condizionatore? Questo è davvero un argomento importante e prioritario, mentre quell’altro insiste nell’affermare che occorre continuare a isolare Mosca.
Anche se gli esperti dicono che se l'Ucraina cade, la guerra non si fermerà lì. Quali esperti? Guarda quanta gente qua dentro e che parla da settimane, ce ne sarà almeno uno, no?
Anche se lo sanno tutti, anche mio cugino che la Russia rischia il default e d’altra parte, dopo tutto ciò che ha fatto, Putin non può restare al potere.

Aspetta un momento, cosa dice quello? Meglio i bambini che vivono nella dittatura che sotto le bombe? Be’, questa è forte, forse sono affermazioni riprovevoli e incondivisibili, ma c’è libertà di parola, no? Non staremo zitti, perché qui non abbiamo le bombe e soprattutto la dittatura non c’è. I bambini sono felicissimi, quindi. E allora di cosa si lamenta mia figlia?
Chiudiamo i rubinetti e dichiariamo guerra economica, dico io. Zelensky non è il bene e Putin lotta contro l’imperialismo dice l’altro, perché siamo contro l’equidistanza e la resistenza armata è etica.
Allora gridiamo tutti insieme: fermate la guerra, quella guerra, non generalizziamo perché le generalizzazioni sono il male della vita e noi non possiamo accogliere tutti i profughi del mondo, perché altrimenti se ne approfittano e fanno scoppiare i conflitti apposta per poi lasciar distruggere le proprie case, sterminare genitori, fratelli e sorelle e venire qui da noi, magari a godere della nostra meritata libertà di parola.
Inviate le armi a tutti, quindi, così la facciamo finita perché ne abbiamo già parlato abbastanza e tra poco c’è il venticinque aprile e il primo maggio con le solite, amate polemiche.
Cosa? Questa osservazione è inqualificabile? Be’, il commento è stato cancellato subito dopo, perché sì, lo so, sei stato frainteso, dipende dal contesto, insomma basta, smettiamola, non gridare, altrimenti urlo io, non ti sento più, non mi ascolti…
...BUM!
Tregua, fine, silenzio e pace di nuovo, tutti a casa che la cena e pronta.
Prima della prossima guerra.


Vieni ad ascoltarmi sabato 9 aprile 2022 alle 17.00, Libreria Lilli, Roma

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