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Europa brava gente

Storie e Notizie N. 2038

Parliamo d’Europa, d’accordo?
Parliamo del nostro Draghi, che insieme ai corrispettivi francese e tedesco, vuole l’Ucraina in Europa, come se questo fosse uno dei principali tasselli grazie al quale riportare la pace da quelle parti.
Ora, io non voglio entrare in tale complicato discorso, anche se mi domando se è così che la pensa la maggior parte dei principali interessati, ovvero i cittadini ucraini.
D'altra parte, premettendo a gran voce che tutto desidero tranne sembrare anti europeista o peggio, comincio subito con il far mie le parole del presidente Mattarella quando dice che essere cittadini europei consapevoli e responsabili passa attraverso la conoscenza.
Per tale ragione, presumo che gli ucraini, come tutti noi, dovrebbero aver chiaro cosa vuol dire Europa oggi, altrimenti non vi sarà modo alcuno di sperare in un domani pacifico e soprattutto possibile.
Per esempio occorre sapere che ciò che sta accadendo dimostra che in Europa abbiamo imparato ben poco da ben due guerre mondiali e milioni di morti.
E che invece di preoccuparsi delle reali cause e delle più disastrose conseguenze, ai piani alti si concentrano soltanto sulla necessità di armarci ulteriormente.  
Che spesso e volentieri ci comportiamo come la gang di un carcere, la quale da un lato offre aiuti e protezione all’aggredito di turno bisognoso di difensori, ma al contempo non può fare a meno di obbedire al suo, di protettore. E quando costui ti chiede Julian Assange, prima o poi glielo devi dare, in barba a secoli di Storia, nonché diritti legali, umani e civili che l’altro si sogna.
Perché a proposito di memoria, perfino quella a breve termine, quando si tratta di prendersi la responsabilità dei danni arrecati ai paesi più poveri con le nostre politiche energetiche cieche e sorde, essa si dissolve come sta accadendo al gas russo nelle nostre tubature.
Ecco perché invece di accettare ciò che è inevitabile cambiare ed evolverci in modo sostenibile per la terra, c’è chi ha invece la faccia come il culo di usare come pretesto per opporsi i famigerati lavoratori di cui non glien'è mai fregato una ceppa, e chiedo scusa per i francesismi.
Nel mentre ONG e soggetti simili, tra coloro che per fortuna risultano ancora positivi al test dell’idealismo, continuano a scontrarsi col muro delle Commissioni, con tutte le conseguenze del caso per le popolazioni a venire.
Anche questo è l’Europa e va detto. È il luogo dove gli umani ritenuti colpevoli non solo di essere migrati, ma perfino sopravvissuti, che siano adulti o minori, vengono prima fatti entrare e poi nascosti in piena vista.
È dove si mangia carne lorda del sangue dei nativi oltre i vecchi e i nuovi confini.
O muri.
È l’antico regno di rovine, papi e regine che oggi si ritrova alla mercé dei capricci di non uno, ma ben tre imperi.
Sapete cosa penso? Che chiunque di noi, ogni qual volta apre la porta di casa ed esce, entra in Italia, quindi in Europa, e finanche nel mondo intero. E ogni passo, o gesto, pensiero o parola che condivide oggi e domani può sostenere, alimentare o contraddire quanto citato sin qui.
Ma senza reale conoscenza di cosa c’è la fuori, forse è meglio restarsene a casa, ecco.

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