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Viva gli indifferenti

Storie e Notizie N. 2033

Da più di venticinque anni, oramai, andando verso i trenta, e strettamente accanto a quella artistica sto percorrendo un’altra strada, accompagnando il cammino di ragazzi di ogni età, anagraficamente ancora tali o meno.
Il più delle volte - armato di teatro, immaginazione e curiosità, ma soprattutto storie vissute in prima persona, li attendo mentre
mettono piede nella nostra sala a causa di deragliamenti più o meno eclatanti dal sentiero, come dire, normale. Ma potremmo anche definirlo socialmente tollerato o semplicemente ordinato e visibile.
Ma checché se ne dica, alla fine della fiera sono solo dei ragazzi come gli altri, me lo ripeto ogni giorno e me lo dimostrano altrettanto loro.
Oltre ai singoli problemi personali con i quali si ritrovano a combattere quotidianamente, alla stregua dei loro coetanei che hanno avuto maggior fortuna con le scelte del destino, sono costretti ad affrontare anche degli ostacoli che in realtà non sono affatto casuali, ma costruiti ad arte a tavolino. Un tavolino di quelli ampi e costosi, di legno pregiato e con tanto di eleganti sedie dirigenziali, da cui far lucrose, lungimiranti campagne di marketing politico economico – si legga come sinonimi – sulla pelle dei giovani consumatori.
Ora io non sono un sociologo, a questo riguardo parlo solo per esperienza di vita e lavoro sul campo, ma ho l’impressione che tra le varie spade di Damocle che abbiamo imposto ai nostri figli vi sia questo fastidioso imbroglio semantico del politicamente corretto, ovvero dei suoi antagonisti, leggi pure come i prodi fustigatori del buonismo di antesignana maniera. Per essere attuali, i nemici del woke.
La cosa che maggiormente mi ha lasciato basito e inquieto in questi ultimi due anni è il vedere lentamente ragazzi che più volte mi avevano rincuorato sul futuro, mostrando un’apertura innata di fronte alle diversità del mondo e alla loro indubbia ricchezza, venire contraddittoriamente affascinati da tale recente trend: sei figo se ti dimostri cinico e non hai paura di pronunciare tutte le paroline con la enne, la elle, e tutte le iniziali che negli scorsi decenni sono state invece oggetto di conquiste reali e fondamentali, assai più rilevanti e urgenti delle parole stesse.
Da un po’ avrei voluto affrontare questo argomento, ma poi ho letto poco fa una notizia a mio modesto parere particolarmente emblematica e ho pensato che quel momento era arrivato. Forse perché avevo necessità di avere in mano qualcosa di tangibile e reale per chiarire al meglio ciò che credo.
Il 28 maggio scorso negli Stati Uniti, a Tempe in Arizona, Sean Bickings, un uomo di 34 anni, è morto affogato sotto gli occhi di tre agenti di polizia. Secondo il verbale l’avevano appena fermato per una discussione con la compagna, peraltro ridimensionata da quest’ultima in una dichiarazione ufficiale.
Nel video ripreso dalle telecamere degli agenti – che sia benedetto colui che le ha inventate – costoro assistono serafici per più di dieci minuti a tutta la scena, con il nostro che scavalca la struttura che dà sul lago e vi si getta, per poi prendere a nuotare verso il largo. Quindi, in pericolo di vita, chiede aiuto ai poliziotti e nonostante le sue grida e le suppliche della compagna, i tre restano impassibili a osservare la scena, commentando con frasi che trovo raccapriccianti: “Quanto pensi che sarà in grado di nuotare?” oppure “Non mi butto in acqua per te”, tra le varie.
Nondimeno, mi domando e vi domando: sono un ipocrita buonista perché le trovo tali? Il prossimo lunedì ne parlerò con i ragazzi sicuramente, ma come se volessi in qualche modo rifletterci a fondo scrivo qui qualcosa in ordine sparso per chiarirmi le idee o il cuore, la coscienza o anche solo la visione del suddetto problema.
Premetto che non ho alcuna presunzione nel giudicare in alcun modo i tre agenti, perché non ho neanche quella di poter affermare con certezza che al contrario mi sarei tuffato per aiutare quell’uomo. Mi piace pensare che sia così, ma sarebbe troppo facile dichiararlo solo a parole, come si suol dire.
Tuttavia, a proposito di parole, ho fatto un approfondito tour in rete per leggere i commenti degli utenti e ho avuto l’ennesima conferma di ciò che di pericoloso sta accadendo di questi tempi: la maggior parte non condanna affatto i poliziotti, ma al contrario in tanti li elogiano. In generale, come se avessero fatto la sola cosa giusta, assistendo immobili alla morte in diretta di un essere umano.
In sintesi, la morale che si evince dal breve, ma intenso viaggio che ho appena fatto tra il popolo del web, è che il tizio è adulto e se l’è cercata e che solo un idiota avrebbe messo a rischio se stesso per aiutare un estraneo.
Ebbene, mi sbaglierò, sarò solo invecchiato e anche buonista, ma nessuno riesce ancora a togliermi dalla testa un concetto molto semplice, che è esattamente ciò che immagino condividerò con i miei ragazzi la prossima settimana: voi che innanzi a tali amare dimostrazioni di disumanità trovate conforto per l’auto disintegrazione – alimentata dalla multinazionale dell’individualismo – di ciò che resta della vostra di umanità, ritenete sia utile per rivalervi contro coloro che talvolta a ragione si dimostrano altrettanto egoisti e soltanto più ipocriti.
In altre parole, evviva! Non sono poi così male, perché sono tutti gelidamente egocentrici come me, anche se ignare vittime di una quanto mai studiata, internazionale operazione al ribasso dell’empatia.
Ebbene, a quelli che la vedono in tal modo, dico solo che è una assai triste vittoria, questa. Perché coloro con i quali invece dovreste confrontarvi sono le donne e gli uomini, non importa con quali abiti o divise, che quotidianamente se le tolgono e si gettano tra i flutti per salvare il prossimo senza pensarci neppure un secondo.
Quegli idioti esistono eccome, sono molti di più di quel che credete, è solo che non vanno più di moda e sono ormai lontani da ogni clamore.
Aiutano il prossimo a telecamere spente e qualora ne escano vivi se ne tornano a casa a fine giornata, se gli va bene, senza lo straccio di un encomio.
Vedete, in conclusione, penso che il nostro attuale problema è che ascoltare la vita di gente così ci mette in discussione, ci fa sentire piccoli e inutili, e ci esorta ad alzare il culo dalle poltroncine con cui affermiamo la nostra rivendicata libertà di riempire la rete di odio e bugie.
Molto meglio lodare gli indifferenti, vero?

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