Assassini e alleati

Storie e Notizie N. 2315


Questa storia vorrei raccontartela così.
È il 15 novembre del 2025. Immagina di essere madre e di trovarti in strada a un passo dalla tua casa. Al sicuro sulla carta, quindi, ovvero nei pressi del luogo che consideri rifugio e spazio condiviso con affetti unici e preziosa memoria.
Con te ci sono i tuoi figli e allora, nonostante le rassicurazioni del caso, i tuoi occhi e ogni senso non sono semplicemente in allerta: vigilano febbrilmente consci delle insidie presenti ovunque a ogni latitudine.
Perché sei madre e perché sei donna, e a causa delle storture del mondo fai fatica ad abbassare la guardia.
Nondimeno, dopo aver controllato a destra e a manca, rigorosamente alle spalle e innanzi a te, ti ritrovi vulnerabile dinanzi all’unico riferimento al quale di norma ti affidi come ultima spiaggia, se non la prima.
Il cielo, già. E quando ti ritrovi a dover temere soprattutto quest’ultimo vuol dire che la vita si è fatta tragicamente difficile.
Il mostro aggredisce all’improvviso. L’azzurro della volta un tempo cara si infiamma di odio insensato e rovente calore. Le orecchie dei presenti sanguinano di dolore e rumore, e quando non riesci più a distinguerli preparati al peggio. È un missile, urlano alcuni. È un missile, confermano altri. Sono proiettili, dicono altri ancora. Ma le voci si perdono nell’immorale quanto disumano frastuono. O forse dovremmo finirla di confonderci e cominciare a chiamarlo con il suo giusto nome. Umano, esatto.
Il film di paura concreta e tristemente tangibile, girato in tempo reale con protagonisti già sacrificati più che sacrificabili, dura pochi secondi che si prolungano in modo insensato nelle carni delle vittime e nella mente dei sopravvissuti.
In dodici perdono la vita tra i civili, di cui otto sono bambini.
Civili… di cui… bambini. Quante volte ancora dobbiamo leggere o ascoltare tale orrenda associazione di parole prima di smetterla di ritenerla sensata?
Ma tu, in questa storia, non leggi e ascolti, tu la vivi.
Sei la donna, la madre che cerca disperatamente di verificare le condizioni dei tuoi figli. Il fumo si dirada, ma non le urla, l’eco delle esplosioni e l’olezzo innaturale, quello della pelle bruciata e della pestilenziale morte caduta dal cielo traditore.
Alla fine, li vedi e muori dentro, anche se per qualche secondo. Non puoi permetterti di indugiare oltre. La signora di nero vestita, che poi in realtà si tratta di stelle e strisce annerite dal napalm, può e deve aspettare. Non vincerà, non stavolta, e prevale di nuovo la speranza.
Eppure l’immagine è terribile. Tutti e tre sono feriti e immersi in un bagno di sangue.
Allora, non perdi tempo e cerchi di fare la paurosa conta dei danni.
Il maggiore, di sedici anni, è stato il più fortunato, se così si può dire. Ha solo delle schegge conficcate nelle dita, mentre la sorella di quattordici le ha nella testa. Il più piccolo, di soli sette anni, ha un proiettile nel corpo i cui frammenti si sono incastrati vicino all’anca e pericolosamente nei pressi della schiena. È lui che ti darà più preoccupazioni. Ma in quel momento non lo sai. Li fai alzare e li costringi a seguirti tra gli alberi. L’altro riparo, quando la casa è ormai compromessa.
Così, inizia il cammino tra le campagne fino all’ospedale più vicino. Ma non hai l’auto e soprattutto l’ausilio del navigatore.
Ti affidi alle gambe e alle forze che ti restano.
Il giorno seguente, dopo aver camminato per sessanta chilometri, arrivi alla meta, ma i medici ti dicono che non possono fare niente per i tuoi figli.
Non desisti, ovviamente. Riprendi il viaggio e due giorni dopo, senza cibo e senza riposo, raggiungi la grande capitale dove si trova il grande ospedale.
I dottori curano sia il maggiore che la sorellina, ma per il più piccolo l’operazione è complessa e ha un costo inaccessibile per te: 750 sterline, circa mille dollari, più di 800 euro.
Secondo l’ospedale, se il bambino non verrà operato, rischia di non camminare più.
Decidi quindi di restare nella grande città nonostante il prezzo dell’affitto dell’alloggio che hai trovato non ti conceda di mettere da parte i soldi dell’operazione.
E così, ti domandi: ma perché devo pagarla io? Perché dobbiamo pagare noi, con le nostre vite e le vite dei nostri figli? E cosa stiamo davvero pagando per conto di chi? Non dovrebbero farlo coloro che ci hanno inviato i loro droni - che fanno amaramente rima con doni - dal cielo?
Tutto ciò accade in Somalia, ma fa davvero così tanta differenza per te?
Poi, magari scopri che i presunti benefattori sono i tipi del Comando Africano degli Stati Uniti.
E sai chi è l’alleato chiave di questa gente in questa precisa parte del mondo?
Siamo noi

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