Articolo su The National Storytelling Magazine

Chiedo scusa per la breve parentesi di autoreferenzialità, ma sono molto contento per la pubblicazione di un mio articolo su The National Storytelling Network's Magazine, The Writer and the Storyteller (Lo scrittore e il narratore), qui il testo (in Inglese):


Dedicato a Enrique Páez e Beatriz Montero.

 

Visita le pagine dedicate ai libri:


 
Altre da leggere:

La bimba senza nome è morta: di misteri e dignità

Storie e Notizie N. 1246

E’ sulle prime pagine nazionali e non il mistero della bambina rinvenuta già deceduta negli Stati Uniti che non è stata ancora identificata.
E’ una bella bimba che merita dignità”, pare abbia dichiarato il procuratore della contea di Suffolk, Daniel Conley, diffondendo la foto della piccola trovata morta a quattro anni.
Perché senza nome…

C’erano una volta i senza nome.
Restringiamo, altrimenti non basterebbe un raccontino di una paginetta.
Limitiamoci ai bambini.
Che poi la cosa sarebbe altrettanto lunga.
Ma i protagonisti sono piccoli, ancora indenni alle vane complicanze umane e, magari, si accontenteranno di codesta stringata ma sentita ospitalità.
Sono tanti, basta alzare gli occhi.
Sulle foto strappa lacrime delle ONG in cerca di solidarietà.
E nei video impegnati delle star in vena di generosità.
Sono lì, davanti alle chiese e i negozi affollati, nel bel mezzo delle piazze che contano e lungo le passerelle tra un sedile e l’altro della vita metropolitana.
Molti sono dei ladri, borbottano taluni, di denaro e tenerezze fasulle.
Ma pur sempre anime vergini.
Ma pur sempre vittime.
Del mondo intero, aspetta a voltarti, nessuno si senta escluso.
I bambini senza nome.
Che magari ce l’avranno pure, ma chi può affermare di conoscerlo?
Sono ancora lì, dietro di noi, che siamo già sulla casella successiva del gran gioco.
Erano, quindi.
Erano i figli degli altri, rigorosamente tali.
Dei genitori che abbiamo ritenuto meno degni di rispetto e amore, sì, esageriamo.
Perché personaggi sbagliati nella storia errata e perché comprimari fastidiosi nella scena perfetta.
Dove tutto dev’esser chiaro.
Bianco e biondo.
Netto.
Vade retro frutto maledetto di padri e madri devianti dal racconto facile.
Ah, il racconto facile, quanto ci piace.
Le parole semplici, il bene da una parte e il male dall’altra.
E noi a guardare, sedati dall’illusione di esser solo spettatori.
Quindi salvi da ogni esito possibile.
Poi arriva qualcuno dal nulla e ci trascina dentro, anzi, non ha neppure bisogno di farlo.
Si limita a sussurrarci a pochi centimetri.
Io sono qui.
Accanto a te.
Quindi vuol dire che ci sei anche tu.
Qui.
I bambini senza nome.
Che non conoscono il nostro.
E non gli interessa.
Quando chiedono la nostra attenzione…

Leggi altre storie di bambini.
Guarda video sulla vita.
 

Visita le pagine dedicate ai libri:


 
Altre da leggere:

Nicholas Winton storia cosa insegna oggi

Storie e Notizie N.1245

C’era una volta la storia di Nicholas Winton.
C’era una volta lo Schindler britannico.
E c’era una volta l’uomo che tra il 1938 e il 1939, nell’allora Cecoslovacchia, salvò 699 bambini ebrei dai campi di concentramento.
Come una sorta di meravigliose lettere intrise di futuro ebbe l’idea di spedirli via treno in Gran Bretagna presso famiglie da lui stesso individuate.
Nicholas è morto ieri, il primo di luglio, ma il suo straordinario gesto di eroismo fu scoperto solo nel 1988, allorché sua moglie Greta trovò le prove del medesimo in un vecchio album di foto.
E la morale della storia è…
Che i veri eroi non si vantano delle proprie imprese?
Forse, anzi, sì, è probabile.
Ma c’è anche altro, il racconto è ricco e complesso e il protagonista lo è altrettanto.
Che pure per questa ragione è importante lo studio della storia passata, poiché puoi sempre portare alla luce esempi lodevoli per umanità e spirito di fratellanza?
Sicuro, è indubbio, non sappiamo ancora tutto.
Tuttavia, sarebbe riduttivo fermarsi a ciò, la vicenda richiede ulteriore approfondimento.
Che perfino in una parentesi incredibilmente orribile della storia come la seconda guerra mondiale ci sono state pagine di vita vissuta che illuminano il cammino dell’uomo?
Sì, è proprio così, è sempre bene rammentarlo.
Nondimeno, se non insistessimo nell’individuare altre vie non renderemmo merito tanto all’eroismo quanto all’eroe.
Che ciascuno di noi può compiere atti eroici, visto che non sono indispensabili super poteri e neanche miliardi di euro in banca?
Eccome se sì, verissimo e condivisibile, soprattutto tra i giovani.
Malgrado ciò, potremmo trascurare qualcosa di prezioso se la chiudessimo qui.
Che nessuno può salvare il mondo da solo, visto che il nostro non avrebbe potuto riuscire nel suo nobile sforzo senza l’aiuto delle famiglie che in patria accolsero i bimbi?
Naturale, va detto, va proprio detto.
Ciò nonostante, saremmo frettolosi se a questo punto decidessimo di mettere la parola fine.
Magari, il problema è proprio dietro questo impellente bisogno che abbiamo di vederla impressa sullo schermo come sulla pagina, l’ultima.
La fine, the end.
Proviamo ad ignorarla e vediamo cosa accade.
C’era una volta Nicholas Winton.
C’era una volta lo Schindler britannico.
E c’era una volta colui che, senza mai vantarsene, tra il ‘38 e il ‘39 salvò quasi 700 bimbi ebrei dai lager nazisti.
Ma se la storia non è ancora finita…
Eccola l’altra fondamentale morale, quella mancante.
Che da qualche parte, là fuori, vi sono altri Schindler che nel silenzio del mondo salvano centinaia di vite, giovani o meno, da morte sicura.
Eroi di cui non sappiamo assolutamente nulla.
E chiunque tra noi potrebbe fare la differenza.
Oggi, ora.
Esattamente come le famiglie che adottarono i bambini di Nicholas…
 

Visita le pagine dedicate ai libri:


 
Altre da leggere:

Stupro a Roma: se fossimo in un paese razzista

Storie e Notizie N. 1244

E' stato arrestato il presunto colpevole degli abusi sulla sedicenne di Roma.
Si tratta di un trentunenne della provincia di Cosenza, militare del ministero della Difesa, Arsenale della Marina.

Se fossimo in un paese razzista.

Se fossimo in un paese razzista, nella mente di molti dovrebbe risuonare l’equazione: i calabresi sono tutti stupratori.
Soprattutto quelli della provincia di Cosenza.
E automaticamente, nella stessa superficiale cervice, dovrebbe scattare l’identica associazione nel momento in cui un tizio a caso si presentasse affermando sulla pubblica piazza: mi chiamo Pasquale, un nome ipotetico, e sono calabrese.
Di dove? Chiederebbero i cittadini dal cranio molle.
Della provincia di Cosenza, potrebbe rispondere il malcapitato.
E via la suspense, gli sguardi diffidenti, le condanne sommarie e l’isolamento del potenziale bruto.
Con tutta la gratuita sofferenza per il nostro.

Se fossimo in un paese razzista, altrettanto potente dovrebbe echeggiare la seguente conclusione: i militari sono tutti dei violentatori.
Soprattutto quelli del ministero della difesa, Arsenale della marina.
E di conseguenza, nella medesima malleabile testa, dovrebbe palesarsi uguale considerazione, allorché una persona qualunque dichiarasse sotto gli occhi dei presenti: mi chiamo Francesco, un altro nome fittizio, e sono un militare.
Di quale arma? Domanderebbero gli umani dall’intelletto friabile.
Marina, potrebbe rispondere l'altro.
E via la tensione, i borbottii sospettosi, le accuse silenti e l’allontanamento del sicuro criminale.
Con tutto l’ingiusto patimento per l’innocente.

Se fossimo in un paese razzista, come una sorta di effetto inevitabile della suddetta causa dovrebbe diffondersi tale ragionamento: tutti coloro della medesima nazionalità o mestiere del presunto aggressore sono inclini ad abusare delle donne.
No, mi correggo.
Che sbadato.
Così sarebbe se fossimo in un paese coerente.
In un paese razzista ciò accade solo con determinate nazionalità.
Religioni.
E carnagioni

Leggi altre storie sul razzismo.
Guarda video sul razzismo.
Sullo stesso argomento: Titoli giornali razzisti 2015
 

Visita le pagine dedicate ai libri:


 
Altre da leggere:

Giornata internazionale per vittime di tortura 2015: il corpo è qui

Storie e Notizie N.1243

C’era una volta un corpo.
Grande, troppo.
Di carnagioni e generi differenti.
Di età variabile.
E al solo pensiero di guardare in basso in siffatta misura l’immagine si fa inquietante.
Eppure guardiamo, coraggio.
Perché quel corpo è qui.
Avviciniamo occhi e cuore.
E leggiamo.
Leggiamo le storie incise nelle carni, come tatuaggi nutriti dall'inchiostro indelebile peggiore dell’universo.
La crudeltà umana.
Lì c’è il ricordo dei tagli.
E più su la danza delle bruciature.
Là sotto lo spettacolo dei lividi.
E ancora più giù il dono delle frustate.
No, non distogliamo lo sguardo.
Leggiamo insieme, ancora.
Là c’è l’eco delle percosse.
E più sopra l’ombra dei fendenti.
Laggiù ci sono le conseguenze dei pugni.
E lassù quelle dei calci.
Sì, lo so, è narrazione immonda, ma è qui.
Il corpo è ancora qui.
Perciò non molliamo.
Perché c’è ancora da leggere.
C’è il sangue rappreso ancora troppo rosso.
E l’ematoma dell’anima che è viola solo in superfice, ma nel profondo sopravvive a prescindere dal colore.
C’è la frattura interna, di ossa e altre fragilità celate.
E c’è il trauma del dopo, tumore che difficilmente puoi estirpare da solo.
Senza l’aiuto di chi, volente o nolente, ha permesso l’abuso.
Del corpo.
Che è qui.
Ecco perché dobbiamo leggere.
Tutte le storie.
Per scrivere noi altri la parola fine.
E quale post scriptum.
Mai più.

Leggi altre storie sui diritti umani.

Visita le pagine dedicate ai libri:


 
Altre da leggere:

Sharethis