Gommone immigrati si ribalta e il gioco ricomincia

Storie e Notizie N. 1198

Un altro gommone si è ribaltato nel Canale di Sicilia.
Altri disgraziati sono morti.
E il solito gioco è ricominciato…

C’erano una volta i gommoni.
I gommoni con i migranti.
Troppi.
Anche per il gommone.
Figuriamoci per il mare.
Leggi pure come l’incolpevole gigante che si scrolla vita dalle spalle.
La storia di tutte le storie raccontava sempre la stessa storia.
Perdonate la ripetizione, ma questo racconto non l’ho scritto io.
Io sono solo quello che si sforza di cambiarlo.
I gommoni, nella storia di tutte le storie sempre uguali, si ribaltavano.
Spesso, non sempre.
Ma visto che sovente è spesso a far notizia, penalizzando il non sempre, per una volta stiamo sul pezzo.
Sul mare, ad esser precisi.
Per poche frazioni di secondo.
Perché l’inaspettato accade perfino nel regno delle regali prime pagine.
Capita nella vita.
Figuriamoci nei racconti.
Un gommone si ribaltò e fin qui nulla di nuovo.
Tuttavia, il giro della morte per affogamento si arrestò proprio sul più bello.
Tale, se non altro, per i sadici in visione.
Pausa, fermo immagine sulla scontata tragedia imminente, un attimo prima di ripartire con l’abituale gioco delle parti.
Chi si è permesso? Chiesero in molti.
Chi ha osato ostacolare il flusso degli eventi inevitabili?
Una bambina dal nome bizzarro per tutti i disabili di fantasia stringeva tra le mani il sacro telecomando.
Con un sorriso beffardo sul volto e il dito premuto sul tasto che non t’aspetti.
Pausa.
Chi è stato? Urlarono in tanti.
Chi ha potuto lasciare le sorti della narrazione nelle mani di una ragazzina, per giunta clandestina immigrata extra quello che volete e pure dispettosa?
Nessuno rispose, tranne lei.
“Facciamo che il gommone sia un dado”, propose la bimba, “ma uno speciale, però, con una miriade di facce, tante quante sono le alternative all’inferno in vita.”
Il gommone non è un dado, ribatterono i più esagitati muovendo verso di lei, non dire sciocchezze e ridacci il telecomando.
“Fermi dove siete”, replicò la piccola spostando il dito sul tasto che non vorresti, soprattutto se ti trovi sul lato migliore del grande gommone, quello che non si ribalta mai.
“Se vi avvicinate cancello tutto e tutti.”
Pausa.
Silenzio, fermo immagine e silenzio.
Che meraviglia, pensò la bambina, quando il mondo in superficie è obbligato a guardare e ascoltare.
In silenzio.
“Facciamo che il gommone sia un dado”, ripeté allargando il sorriso beffardo di cui sopra, “un dado con una miriade di facce, tante quante le vie che portano ad un’isola che non sia la vostra. Così mia madre e mio padre, tutti ed io stessa, non avremo più paura che terra e cielo si cambino di posto. Perché quando il gommone si sarà ribaltato del tutto il gioco ricomincerà ma noi non saremo più gli stessi.”
“Io non sarò più la stessa.
“Sarò quello che guarda la tv e si commuove, sarò quella che non gliene può fregare di meno, perché l’ultima applicazione scaricata non si aggiorna, sarò quello che non sa nulla di nulla perché è troppo lontano e quella che non sa nulla di nulla perché è troppo vicina, ma non lo sa.
“Sarò uno tra quelli che usano i morti per accusare i vivi e una tra quelle che fanno esattamente il contrario.
“Più di ogni altra cosa, meglio di tutto quel che è stato, sarò uno spettatore, una che guarda e ascolta, da qualche parte, da qualunque parte sia.
“Tutto fuorché qui, prima sopra e un attimo dopo sotto.”
Davvero.
Altro che storie.
E notizie.

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