Zoo chiude dopo 140 anni: il peso del tempo per Sandra

Storie e Notizie N. 1369

Le autorità di Buenos Aires hanno annunciato l'intenzione di chiudere dopo 140 anni il proprio zoo, sostenendo che mantenere animali selvatici in cattività in bella mostra è degradante.
Il sindaco ha dichiarato che 2.500 di loro saranno trasferiti in riserve naturali in Argentina e che l’impianto verrà trasformato in un parco educativo e un rifugio per gli esemplari vittime della tratta.
L’orango Sandra, storica presenza nello zoo, accoglie la notizia con lieto, saggio distacco…

L'orango Sandra - Foto: Juan Mabromata/AFP/Getty Images
La verità.
La verità si manifesta in molteplici forme.
Così fa la giustizia.
E altrettanto la semplice considerazione della vita altrui.
Nondimeno, uno dei più singolari paradossi di voi umani si palesa laddove la verità, la giustizia e la semplice considerazione della vita altrui si intreccino nello stesso tempo e luogo, allorché il tutto trovi ragion d’essere comune nell’accezione più banale.
Come, esempio in questione, nello scoprire che imprigionare un essere vivente dentro una gabbia con il solo scopo di vendere la sua infinita tristezza, la sua inevitabile follia e la sua invisibile, lenta morte dell’anima è degradante.
Certo che lo è.
Che lo era, anzi.
Tutto lo è stato sin dal primo verso di questa crudele ninna nanna che i bipedi dalla presunta superiorità cerebrale insistono nel cantare in coro.
Dormite, creature inferiori, chiudi gli occhi, natura serva, cedete alla miseria in cui noi altri vi abbiamo confinato, esistenze funzionali agli dei di carne e sangue.
Credo faccia così, la prima strofa.
Tuttavia, come mi confidò un giorno un bruco in vena di ottimismo, è solo questione di tempo.
In fin dei conti, vale per tutte le stagioni, come si suol dire.
Vale per ogni racconto.
Vale per tutti.
Umani e animali.
Perché il tempo ha un peso, già, ma trattasi di misura ingannevole.
E allorché tu ti convinca che il vero potere consista nello stritolarne ogni secondo in una mano chiusa a pugno ecco che lo schiavo diventi tu.
Apri.
Questa fu l’ultima parola del bruco prima di morire.
E identica fu la prima che pronunciò la farfalla appena nata spalancando le ali.
Apri al mondo ogni parte di te e il mondo farà il resto.
Ora, io so bene di non essere sinonimo di brillantezza dell’intelletto.
Scimmia non è di certo un complimento, tra accademici.
Ciò malgrado, ho inteso cosa l’amico mutante volesse dire.
L’ho inteso e mi sono fidata.
Io non ho ali.
Non mi trasformerò mai con tale magniloquenza.
Ma ho accettato il consiglio e ho aperto.
Molto, a cominciare dalla mia mano.
E l’ho visto.
Ho visto il peso del tempo.
Ho capito che, al contrario dell’umana illusione, il vero potere consiste nel lasciar libero ogni singolo secondo su un palmo perfettamente dischiuso.
E prima o poi, magari dopo centoquaranta anni.
Sarai quello che eri destinata a essere.
Libera.

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Campo per rifugiati: lettera all’uomo che verrà

Storie e Notizie N. 1368

Secondo Medici senza Frontiere almeno 1200 persone, di cui 500 bambini, sono già morte di fame e malattie presso il campo profughi di Bama, nel nord est della Nigeria.
Al momento vi sono circa 24000 residenti, tra cui 15000 bambini.
Avete presente le fondamentali visite educative e formative che vengono organizzate da istituti e scuole presso il campo di concentramento di Auschwitz?
Sfilano ogni anno politici, giornalisti, intellettuali e star dello spettacolo, tutti comprensibilmente emozionati e toccati dal pesante ricordo.
Sto parlando del lager, già, metafora di un luogo dove le vittime del tempo consumano le ultime ore della loro vita rinchiuse in una sorta di immeritato anticipo infernale in terra.
Immaginatevi di vivere all'epoca in cui quest’ultimo era in piena attività.
Immaginate noi.
Al contempo, figuratevi lui.
L’uomo che nel futuro visiterà gli abominevoli campi di ieri.
E di oggi.

Caro figlio, cara figlia.
Foto Medici Senza Frontiere
O forse nipote, chi può dirlo?
Solo tu, del resto.
Solo tu potrai guardare la storia senza sentirti giudicato.
Senza giudicare.
Ma non per mancanza di diritti o motivi.
Perché la condanna è già scritta.
L’abbiamo scritta noi tutti, popoli di ieri, ingombranti zavorre che avevano dimostrato di essere indegni dell’oggi sin dalle prime luci dell’alba.
Guardati in giro, osserva le tracce dell’ennesima disumana manifestazione.
Misura l’ombra del corpicino svanito troppo presto.
E compatisci il materno abbraccio che ha provato il dolore più insopportabile.
Quello di chi, con atroce lentezza, avverte la vita migliore sbriciolarsi tra pelle e pelle.
Immagina l’orribile quotidiano che per le anime travestite da scheletri è stato tutto.
Passato, presente e ancora presente, mai abbastanza forte da afferrare il dopo.
Addolorati, come spero farai, per l’ignorata ripetitività dell’infamia sotto il sole.
Indignati, ti prego.
Indignati oltre ogni limite e, soprattutto, fai quello che noi altri non abbiamo avuto il coraggio di fare.
Prendi quel prezioso, immensamente sano e quanto mai raro sentimento di sdegno e, proprio come se fosse un affamato infante avvinghiato al tuo petto, dagli nutrimento.
Non smettere mai di donargli forza e vigore, di accudirlo con immancabile puntualità.
Un po’ come facevamo noi con i cellulari, per capirci.
Per farti capire meglio.
Chi eravamo.
Cammina dove carponi hanno lasciato l’ultima scia terrena le vite maltrattate dal destino e dai pochi fortunati che di quest’ultimo potevano disporre.
Prova quel che loro hanno provato.
E dai un nome a quel che a noi ha permesso di conviverci.
Leggi, impara e condanna quella maledetta parola.
Ma, più di ogni altra cosa, condanna noi.
Condannaci tutti.
Perché tutti noi, quando potevamo mostrarci degni di essere il tuo passato.
Abbiamo scelto.
Di scrivere o lasciar scrivere.
Nella storia dell’umanità.
L’ennesimo capitolo.
Della vergogna.

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Dentro e fuori l’Europa

Storie e Notizie N. 1367

Prendi Nigel, il biondo Nigel, il pallido Nigel e tutta la sua smania di uscire.
Dall’Europa.
Al contempo, considera Ousmane, il bruno Ousmane, l’olivastro Ousmane e tutta la sua speranza di entrare.
In Europa.
Che paradosso, la vita, eh?
Si dice che, spesso, l’immaginazione superi la realtà, ma più passa il tempo e più diventa riduttivo descrivere il distacco come un mero una è solo più veloce dell’altra.
La verità è che l’immaginazione è arrivata in ogni luogo, immaginabile o reale che sia, già da tempo.
E’ la realtà che adora rallentare e la cosa è iniziata a piacerle così tanto da non rendersi conto di camminare all’indietro.
Così, Nigel arriva perfino ad asserire che tra i motivi dell’uscire dall’Europa c’è anche l’immigrazione da paesi al di là dei regi confini.
Così, o forse in modo del tutto differente, Ousmane arriva e basta.
Perché gli basta arrivare.
Qui.
Ma ci sono anche le intersezioni, l'area contesa tra le due storie, le parti che si confondono, talmente simili da sembrare uguali.
Perché Nigel vorrebbe uscire dall’Europa per proteggere l’economia del suo paese.
Perché Ousmane vorrebbe entrarvi per proteggere la sua vita e quella dei suoi cari.
Sembra uguale, l’ho detto e la differenza è il più delle volte veniale per i Nigel di questo mondo e tutt’altro per gli Ousmane.
Ci sono anche contraddizioni più evidenti, altrimenti di cosa stiamo parlando?
Nigel esige di uscire dall’Europa perché è convinto che quest’ultima si approfitti delle ricchezze della sua nazione.
Ousmane chiede di entrare in Europa, malgrado ignori che quest’ultima da sempre si approfitta delle ricchezze della sua nazione.
E ci sono, ovviamente, speculari contingenze.
Nigel vuole abbandonare l’Europa perché è sicuro che così starà meglio.
Futuro possibile o forse no.
Ousmane vuole entrare in Europa per l’identico motivo.
Futuro impossibile o, al meglio, raro.
Si dice che le sensazioni definiscano l’individuo ancor più che i pensieri.
E allora guardiamo Nigel, capiamo Nigel, ascoltiamo.
L’uomo che tutto si sente fuorché un cittadino del continente chiamato Europa.
Nello stesso tempo, avviciniamoci a Ousmane, seguiamo Ousmane, osserviamo.
L’uomo che pur di sentirsi ancora vivo sarà cittadino di ogni luogo.
Che tale gli permetterà di essere.
Dentro e fuori l’Europa.
Prendi Ousmane, il bruno Ousmane, l’olivastro Ousmane e tutta la sua urgenza di entrare.
Nel mentre, considera Nigel, il biondo Nigel, il pallido Nigel e tutta la sua ansia di uscire.
Ecco fatto.
Ecco la soluzione.
Ecco la fine della storia.
Fai uscire l’uno e fai entrare l’altro.
E vissero felici e contenti...

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Deputata inglese uccisa: cosa non leggerai

Storie e Notizie N. 1366

Il 16 giugno del 2016 la deputata inglese laburista Helen Joanne "Jo" Cox è stata colpita a morte tramite arma da fuoco e un coltello all’esterno di una libreria a Birstall, nello West Yorkshire. Per la cronaca, un anziano signore di 77 anni è stato anch’egli accoltellato mentre cercava di impedire la sua morte.
L'aggressore è il 52enne Tommy Mair, vicino all’organizzazione per la supremazia bianca, avversa all'Europa e simpatizzante dell’apartheid sudafricano, chiamata Springbok Club. Al contempo Mair è già risultato essere un sostenitore di National Alliance, la più grande organizzazione neonazista degli Usa.
L’uomo, prima di compiere il suo efferato assassinio, ha gridato ‘Britain first’, ‘La Gran Bretagna prima’…

Leggerai.
Leggerai molto.
Leggerai molto dell’omicidio sulla via e del suo artefice, il cattivo del momento.
A essere precisi, leggerai poco su di lui, perché alla fine della fiera ti diranno una sola cosa.
Che il tipo era uno squilibrato, che aveva disturbi mentali, che era solo un pazzo.
Vedrai, lo faranno.
Lo hanno già fatto.
La follia è una coperta che il più delle volte distrugge l’anima, ma se è la grande mano ad avvalersene risolve tutto in poco tempo, un po’ come il Signor Wolf di Pulp Fiction.
Cosa non leggerai rimarrà come al solito fuori della porta.
Non leggerai sentite richieste provenire copiose da ogni dove ai destrorsi più bercianti e ai fautori più ossessionati dei patri confini di dissociarsi.
Dovete dissociarvi, o neo nazisti ed estremisti moderati.
Non leggerai editoriali appassionati e discussioni accalorate sul credo del marrano.
Certo, magari se proprio ti dovessi interessare alla vicenda oltre titoli e sottotitoli, potresti venire a sapere delle marce anti islamiche chiamate "Christian patrols" a cui partecipava il gruppo del killer.
Ma non avrai alcuna menzione tra le pagine nobili della fede di quest’ultimo.
Se è matto è matto, la carta è invincibile, è come una perfetta palla da bowling.
Strike, si azzera tutto e si passa al prossimo tiro.
Non leggerai di fiaccolate a difesa della persona per bene, davvero per bene, assassinata per aver lottato in nome del bene comune, davvero del bene comune.
Non leggerai neppure di deliranti generalizzazioni tramite folli, quelle sì, pagine social e crociate twittanti contro tutti i bianchi di destra.
Non leggerai di ronde organizzate appositamente per difendere i bravi cittadini da questi ultimi.
Non leggerai di pseudo politici della stessa area della vittima, cosiddetti intellettuali della medesima bandiera della defunta e artisti impegnati in quota all’area comune alla disgraziata unirsi addirittura al coro strumentalizzante contro i bianchi che uccidono.
Della serie, e che facciamo? Ci perdiamo la marea di fango? I voti sono voti, cribbio.
Perché forse hanno ragione quelli, la destra e la sinistra sono uguali.
E’ tutto uguale.
Solo in due casi, quando dovremmo essere una volta per tutte trattati allo stesso modo, diventiamo opportunamente diversi.
Quando moriamo.
E quando uccidiamo.

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Non sono come noi

Storie e Notizie N. 1365

Ebbene sì, anche io ho dovuto riconoscere che i vari Salvini, Le Pen e Farage hanno ragione quando si ergono a difesa del nostro glorioso continente

Non sono come noi.
Non hanno i nostri valori e la nostra cultura.
Non si integrano.
Non hanno rispetto per il prossimo e per il paese che li ospita.

Sono qui solo per portare disordine e violenza.
Sono qui soltanto per distruggere il nostro stile di vita.
Sono qui unicamente per fare i padroni a casa nostra.

Perché non sono come noi.
Perché non hanno le nostre tradizioni e la nostra civiltà.
Perché non si adeguano alle nostre leggi.
E perché non hanno alcuna voglia di farlo.

Si muovono sempre in branchi.
Si credono di poter agire indisturbati, perché tanto non succede nulla.
Si legano solo tra di loro.
Si armano come vogliono.

La realtà è che non sono come noi.
La verità è che non hanno la nostra storia alle spalle.
La normalità è che non dovrebbero stare in mezzo a noi.
E la semplicità sarebbe nel respingerli già al confine.

La gente ha paura, quando sono loro sono in giro.
La gente è costretta a rinchiudersi in casa, quando passano.
La gente è stufa di questa gente.
La gente ha diritto a sentirsi libera a casa propria.

Tuttavia, il governo parla ma non fa nulla.
Ciò malgrado, i giornali ci fanno articoli a iosa e pubblicano foto in quantità.
Nondimeno, i telegiornali e i salotti televisivi chiacchierano e pontificano.
E gli intellettuali da poltrona giustificano.

Quel che nessuno può mettere in dubbio è che costoro non sono come noi.
Non credono in quel che noi crediamo.
Non hanno famiglie come le nostre.
Non hanno idea di cosa voglia dire vivere in una comunità.
E non avranno mai voglia di impararlo.

Quante volte dovranno fare del male alle nostre città?
Quante volte dovremo subire la loro prepotenza?
Quante volte dovremo leggere delle loro malefatte?
Quante volte?

E’ ora che accettiate una volta per tutte l’evidenza.
Non è una questione di intolleranza o razzismo.
E’ che queste persone.
Non sono come noi…


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