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Premettere Ricordare Fare

Storie e Notizie N. 1993

Ciò che segue è una sorta di racconto musicale in tre momenti, con inizio andante moderato, ma che aspira a concludersi con un crescendo che dichiari ogni tipo di moderazione inadatta al momento, già.

Primo, il più breve, ma anche il più ineludibile: Premettere.
Premettere che a oggi, 24 febbraio del 2022, il numero di conflitti attivi nel mondo (si legga qui, qui, qui e anche qui) è orrendamente lungo e che, soprattutto nell’era della massima connessione globale e della maggiore condivisione delle informazioni, nessuno può permettersi – chiedo venia per la seconda ripetizione – di considerare una guerra più vicina dell’altra soltanto perché è così che viene disegnata dai media.

Secondo, la tappa essenziale per comprendere al meglio il passo successivo: Ricordare.
Senza andare tanto a ritroso, ricordare ciò che è accaduto esattamente otto anni addietro, quando a fine febbraio del 2014 le truppe filorusse invasero la penisola della Crimea, in precedenza appartenente all’Ucraina. In meno di un mese fu virtualmente annessa alla Russia e, malgrado minacce, risoluzioni e sanzioni, flotte di aerei con i motori accesi, armate di soldati in allerta e missili con il pulsante pronto, riunioni su riunioni di urgenza di leader o facenti funzione, moniti accorati e più o meno illustri, l’azione illegale divenne legale tramite l’ennesimo referendum pseudo libero.
Dal 2014 a oggi sono trascorsi come già detto otto anni e a poche ore dalla recente escalation della crisi tra Ucraina e Russia, con l’oltremodo anticipata invasione di quest’ultima, lo schieramento
governativo barra parlamentare dei nostri leader si auto definisce compatto nell’unanime condanna.
Tuttavia, non si può tradire il titolo di questo secondo atto. Non qui, non ora.
Perché sento il dovere di ricordare parole e gesta degli amici dell’amico divenuto nemico dei nemici dell’amico degli amici. Scusate, mi sono perso, ma accade sovente ragionando sulla coerenza politica del nostro Paese.
Nel mentre ricordo quando il presidente della Repubblica, su proposta del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ha conferito l’onorificenza a due politici russi - senza spiegare per quali meriti… - uno dei quali attuale primo ministro della Federazione.
Quando Putin e il suo assaggiatore cenavano allegramente con lo stesso Di Maio e Matteo Salvini passando per Giuseppe Conte.
Quando quest’ultimo reclamava a gran voce il superamento delle sanzioni – ah, quanto sono servite allora – contro l’amico/nemico fate voi.
Quando venne a galla la vicenda Savoini e del finanziamento russo in chiave anti europeista a favore del Movimento Cinque Stelle e della Lega.
Quando… - va be’, qui l’elenco è infinitamente lungo – poiché Forza Italia e Silvio Berlusconi in primis si sono confermati fidi alleati di Putin in modi e occasioni a dir poco imbarazzanti.
Quando Giorgia Meloni si guadagnò il controverso primato di essere la prima a esultare innanzi alla quarta elezione, altrettanto discutibile dal punto di vista democratico, del compagno Vladimir.
Quando Matteo Renzi scendeva in campo proprio accanto a Putin contro – udite, udite - il terrorismo
E quando il governo targato PD e guidato da Paolo Gentiloni vedeva quest’ultimo lanciare baci e abbracci al dittatore democraticamente eletto, che dalle nostre parti piacciono tanto da tempo.
Mi fermo qui, sebbene potrei chiaramente proseguire oltre, perché ricordare è un viaggio a ritroso senza limiti di spazio e tempo per definizione, ma non per questo dovrebbe spaventare. Anzi, trattasi di preziosa magia a costo zero di cui dovremmo avvalerci ogni santo giorno.
Nondimeno, credo che quanto detto basti per passare al terzo e ultimo momento:

Fare, già.
Che fare?
Cosa possiamo fare noi altri, gente comune o meno, comunque al riparo di una fragile idea di pace ma al contempo concreta, giacché in assenza di assordanti sirene nelle orecchie e necessità di imbracciare armi e coraggio per difenderci dalle bombe nemiche?
Cosa può fare chi osservi da più o meno vicino coloro che più o meno lontano sono costretti a viverla in prima persona, la guerra?
Avrei molte risposte di pancia e di cuore e al contempo, di testa, neanche una precisa.
Tuttavia, sono fermamente convinto che la prima, fondamentale azione che possiamo/dobbiamo fare – perdono per l’ennesima ripetizione – sia guardarci in faccia e parlarci, per contarci e capire insieme la prossima mossa.
O momento.


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