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Elezioni 2018 in Italia viste da fuori

Storie e Notizie N. 1551

Secondo la stampa estera, osservando le priorità della discussione politica nostrana, nello stivale d’Europa ci sono seri problemi da risolvere.
Impossibili da ignorare.
Improcrastinabili, a meno di non volerli veder crescere ulteriormente.
Sino a divenire irrisolvibili.
Del resto, vale per ogni paese del mondo.
Voi sapete di cosa parlo, vero?
Parto dal primo, ma tanto è scontato, basta leggere i titoli dei giornali ed è sufficiente ascoltare gli argomenti preferiti dai principali candidati a guidare la nazione dal prossimo marzo.
Mi riferisco ovviamente a quel fetido tumore,

nella forma di un organo ormai accettato e assimilato a tutti gli effetti, che fattura ogni anno 150 miliardi di euro, ovvero più del doppio di un colosso come Enel, quasi il triplo dell’Eni, otto volte Telecom, 16 volte Luxottica, 15 volte Ferrero e 41 volte Mediaset.
Prendete un cosiddetto leader a caso tra i papabili premier, visitate la sua paginetta social, il suo cinguettante profilo o il suo sito ufficiale e troverete in cima alle priorità la sua personale ricetta su come debellare tale cronico cancro.
Andate, aspetto.

Fatto? Non ho ragione?
A ogni modo, sebbene abbiate ovviamente chiaro di cosa si tratti, è sempre meglio chiamare le cose con il loro nome.
Il venefico ascesso a cui mi riferisco è l’immigrazione clandestina.
Mica la mafia.
Quella ormai è una serie tv di successo.
Nondimeno, parlando dell’italica penisola e delle sue necessità non è possibile evitare di citare il virus che la attanaglia da tempo immemore, corrodendo letteralmente il tessuto connettivo a ogni livello, sociale e lavorativo, istituzionale e politico.
Subito dopo il cancro di cui sopra e il suo assordante fatturato, è il topic per eccellenza su tutti gli organi di stampa, soprattutto ora che ci avviciniamo alle urne.
Difatti, i corridori concentrati sulla fatidica tornata con maggiori chance di vincere non mancano mai di spiegare ai cittadini come intendano affrontare tale sciagura, la quale ci pone al terz’ultimo posto in Europa, sopra solo a Grecia e Bulgaria.
Per verificarlo è sufficiente ancora una volta controllare i megafoni digitali dei futuri, possibili amministratori della patria.
Andate tranquilli, attendo.

Visto?
Non stiamo di certo a pettinar le bambole, da queste parti.
So di cosa parlo, perché conosco ciò che anche voi altri conoscete.
La suddetta sciagura, intendo, che esplichiamo solo per dovere di cronaca: l’invasione degli immigrati, cos’altro?
La corruzione, forse?
Ma quello è un reato prescritto ancor prima di esser compiuto.
Tuttavia, non è ammissibile concludere tale diserzione senza mettere sul piatto una vera piaga della nostra società, che rende la vita sofferente per milioni di persone, incidendo in modo devastante sulla loro quotidiana ricerca di una minima prospettiva di futuro.
Aprite un quotidiano a caso e vedrete come le penne più salaci assilleranno di continuo con le loro affilate punte i concorrenti in campo a giocarsi il timone legislativo.
Controllate pure stavolta le telematiche interfacce di questi ultimi e non mancherete di leggere o udire le rispettive soluzioni al dilemma.
Andate con fiducia, resto qui.

Che vi dicevo?
Ma tanto lo sapevate già a cosa alludevo, quando ho detto piaga: lo sbarco dei migranti, cribbio.
Non è di certo la disoccupazione, che non è più un problema da risolvere, ma un dato di fatto con cui convivere.
O morire.
A codesta lista potremmo aggiungere molto altro, ma non serve sprecare inchiostro.
Basta una parola.
La più citata dai mezzi di informazione e maggiormente pronunciata dagli esponenti di partito in pole position elettiva.
Andate pure ad appurarlo sui loro davanzali internettiani.

Già, come volevasi dimostrare.
Che parola? Immigrazione, altrimenti quale?
Qual è davvero il problema, laddove esista qualcosa che metta d’accordo tutti?
Il capro espiatorio perfetto funziona per ogni categoria di questa democratica danza.
La popolazione votante, cittadina con tutti i crismi, si può limitare a esprimersi liberamente su un argomento che non la farà mai sentire direttamente o indirettamente responsabile, come potrebbe invece accadere in tema di mafia, corruzione e disoccupazione. Discutere di immigrazione e come parlare di calcio: finita la zuffa si torna tutti a mangiare e bere, amici come prima.
I giornalisti hanno titoli già pronti, guadagnano tempo e clic, non hanno particolari esigenze di precisione ed etica della professione, vista la vulnerabile natura dei protagonisti, evitando al contempo di rimanere incollati a ben più scomode tematiche, come giustappunto la mafia, la corruzione e la disoccupazione.
E i politici, be’, se questo è lo specchio del popolo e di coloro che lo informano delle cose del mondo, non devono far altro che adeguarsi e dar loro in pasto ciò che chiedono.
Immigrati, che il cielo li benedica…



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