giovedì 6 giugno 2019

La storia nella Storia di un italiano

Storie e Notizie N. 1652

Allora, senti questa, che è forte, cribbio.
È come una grottesca quanto amara barzelletta, ma te la dico come una storia.
C’era una volta, anzi c’è uno, no?
Un tizio di 46 anni, okay? Uno che – dopo ben 16 anni di iscrizione all’università - non si è mai laureato, e che ha come titolo di studio un diploma al liceo con il voto di 48 su 60, d’accordo? No, dico, neanche il massimo del punteggio nel solo pezzo di carta ottenuto, capisci?
Tu potresti ribattere: che vuol dire? Non ci sono solo la scuola o l’università. Esiste anche la vita stessa, che con i suoi ostacoli ti forma come persona adulta e degna di stima.
E hai ragione, solo che nella biografia del tipo in questione viene indicata quale unica esperienza significativa la partecipazione come concorrente a due trasmissioni televisive…
A ogni, modo subito dopo il tizio che fa? Ovvero, cosa potrebbe fare per svoltare, in un bizzarro paese come il nostro, qualcuno che non sia andato oltre la maturità?
Entra in politica, a ri-cribbio. Hai visto mai?
Eh, abbiamo visto tutti, eccome.
Perché costui non aveva particolari competenze o abilità da sfoggiare nel suo curriculum e aveva perciò bisogno di un partito che non le richiedesse.
Presto detto.
Il protagonista di questa storia nella Storia si unisce alla Lega quando si chiamava Lega Nord, la cui unica condizione era quella di condividere il rifiuto dei meridionali, la condanna di Roma ladrona e la secessione dalle regioni a sud della Padania.
Il resto è cosa nota e banale da spiegare.
Finché c’era lui ed era in auge, il nostro faceva l’alleato.
Quando l’unto è caduto ha intravisto un’occasione per svoltare all’ennesima potenza e l’ha afferrata: perché non puntare pure al centro, al sud e alle isole, soprattutto una?
A ri-presto detto: via il rifiuto dei meridionali, via Roma ladrona e soprattutto via la secessione.
Cosa rimaneva? I migranti, stra-cribbio. Facci caso, oramai da quando ho memoria funziona sempre così. Questo sono gli immigrati. Sono ciò che resta quale argomento a coloro i quali non hanno nient’altro di cui parlare, come gli avvistamenti degli UFO tra le notizie dei telegiornali estivi.
E così, per farla breve, ti sembrerà assurdo ma è arrivato al governo.
Tu replicherai: be’, ogni paese ha il leader che si merita. Se è salito al potere in una nazione democratica, il problema è soprattutto della maggioranza della popolazione, di coloro che, senza riflettere sui voltafaccia, la palese incompetenza e la totale mancanza di esperienza in ogni campo il suddetto si applichi, hanno votato…
Eh, no, cribbio alla terza. Ti ho parlato di una barzelletta, ricordi? Te la sto raccontando come una storia, ma si tratta di una ridicola facezia. L’unica differenza è che è reale, succede davvero, ora. E l’aspetto maggiormente paradossale è che l’uomo al centro di questa vicenda è stato votato alle elezioni politiche dell'anno scorso dal

9% della popolazione, appena 1 su 10, e dal 19% a quelle europee, ovvero meno di 2 su 10. Inoltre, per quanto dopo queste ultime stia cercando di alzare ulteriormente la voce, il suo potere nell’esecutivo attuale è rimasto immutato rispetto alla tornata precedente.
Naturalmente, adesso tu obietterai: scusa, ma in cosa consiste la barzelletta?
Mi sembra evidente, infinitamente cribbio.
Questa farsa è la vera, nostrana quanto più attuale storia nella Storia di un italiano. Ma non quello medio, bensì del tutto minoritario.
Il cosiddetto leader, incessantemente sulle italiche prime pagine, non rappresenta la maggioranza dei cittadini, ma una trascurabile e irrisoria percentuale. E quando dichiara di parlare a nome degli italiani, che la gente è con lui, e che il popolo condivide il suo pensiero su ogni argomento, soprattutto l’unico che abbia come cavallo di battaglia, non dice il vero. In altre parole, non ha alcuna autorevolezza e conferma dei numeri reali per affermarlo.
Eppure, presta attenzione anche su questo, se fai in ogni istante un giro sui giornali, nei social, o nel classico bar, ovunque, sembra il contrario.
Be’, questa è la barzelletta.


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