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Se l’Italia fosse l’Ungheria

Storie e Notizie N. 2058

È l’anno 2034, signore e signori, e questo è un viaggio nell’incubo che alcuni chiamano sogno.
Dal giorno delle elezioni del settembre di dodici anni addietro molto è cambiato.
Come promesso, dicono in molti, o forse dovremmo dire temuto.
Il governo italiano auto collocatosi a destra di se stesso, formato dal trio Meloni, Salvini e Berlusconi, ha già timbrato più di un mandato ed è stra favorito per il prossimo.
Perché oramai ha capito come forzare le regole, manipolare le parti in campo e dividere per conquistare. Per poi vincere a mani basse con percentuali addirittura  superiori alle previsioni.
Ma veniamo a cosa hanno cambiato dell'Italia sin dal giorno del loro insediamento.
In questi anni il governo ha stravolto il panorama mediatico italiano, il che ha portato ad accuse di limitazione delle libertà dei media da parte dell'Unione Europea e dei gruppi per la democrazia.
L’esecutivo ha rafforzato la presa sui media nazionali, insieme alle tv, trasformandole in portavoce delle autorità, affermano i critici. Il denaro delle pubblicità incanalato nelle tasche dei rivenditori vicini al governo ha contribuito a creare un'ulteriore assicurazione sui media all'interno di quelli già vicini ai leader di governo, mentre numerosi altri media sono stati chiusi o rilevati da proprietari vicini alla maggioranza.
Nel 2034 l’Italia si è classificata al 94° posto nel World Press Freedom Index, in calo rispetto al 58° posto nel 2022.
Forte dei numeri a favore, la maggioranza ha modificato molte linee guida legali.
Durante il suo primo mandato ha costretto tanti giudici a ritirarsi malgrado l'UE l’abbia accusata di aver violato i suoi regolamenti. La Corte costituzionale ha successivamente annullato elementi di tali leggi.
I critici affermano che i nuovi regolamenti elettorali hanno contribuito a cementare l'energia del centrodestra con l'aiuto del favoreggiamento di grandi partiti e del ridisegno dei distretti elettorali.
D’altra parte, gli esponenti della maggioranza hanno in mano  le istituzioni chiave e il vertice dell'autorità sui media.
Con uomini d'affari vicini al governo che ottengono grossi pezzi dei settori strategici, la nazionalizzazione di questi ultimi è aumentata, con l’esecutivo che ha annunciato in anticipo che quest'anno i settori bancario, quelli dei media e dell'elettricità sono diventati di proprietà della maggioranza.
In materia di immigrazione l’Italia ha costruito una recinzione ai confini nel nord del Paese, oltre  ad aver realizzato l’annunciato blocco navale, e ha imposto una serie di norme in materia di asilo tra le più dure d'Europa.

Le autorità hanno represso alcuni gruppi non governativi e rafforzato i controlli sulle istituzioni educative.

L’attuale governo si è affermato come difensore dell'identificazione culturale dell'Italia in opposizione all'immigrazione musulmana e protettore dei valori cristiani in opposizione alla cosiddetta "ideologia di genere e LGBT" e al liberalismo occidentale.

In questi 12 anni, le autorità hanno ridefinito il matrimonio come unione tra un uomo e una donna all'interno della Costituzione, e hanno limitato l'adozione omosessuale e i diritti delle persone transgender.

Infine, il governo italiano ha perseguito un’apertura “orientale” nei confronti di Russia e Cina, sottolineando la propria vicinanza con Mosca. Difatti, nonostante le critiche all’invasione russa in Ucraina, i leader al potere hanno sempre evitato critiche personali a Putin e al contrario si sono fermamente schierati a sfavore delle sanzioni.
Per concludere, l’Italia di oggi ha subito un notevole arretramento democratico ed è nei fatti governata da un’autocrazia, ovvero una cleptocrazia autoritaria.


Vi sembra uno scenario inverosimile, degno magari di una trama ucronica alla Philip K. Dick? Be’, ciò che avete appena letto – applicata al nostro Paese – è una più che fondata descrizione delle politiche attuate nella nazione Ungherese in 12 anni di Orban.
Ovvero, un esempio di amministrazione della cosa pubblica che la probabile prossima premier italiana Giorgia Meloni e il sodale Salvini supportano, condividono e considerano un modello.
Mi sbaglierò, ma credo che nei prossimi anni occorrerà che in molti ritrovino parole dimenticate, sottovalutate o lasciate a impolverarsi come memoria, resistenza e partecipazione attiva...

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