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Liberate Sadia

Storie e Notizie N. 2310 C’era una volta una cella . Una cella africana . Anzi, no: italiana . Di nome e di fatto, ovvero fattura, costruita durante l’epopea colonialista nostrana nel Corno d’Africa prima di diventare “neo”, “post” o come altro si possa definire quel che accade oggi. Oggi, già. L’era dei piani che non passano mai di moda, dei progetti  e delle programmazioni raccontate con le parole del marketing moderno. La narrazione dello stesso nemico di un tempo, ovvero l’uomo che si sente in diritto di occupare e sfruttare . Uomo … Diciamo pure donna, per essere attuali, a meno che non si intenda la specie, ecco. Perché questa, signore e signori, è anche una storia di donne. Diverse sotto ogni punto di vista, ma non per quello che superficialmente si ritenga più evidente. Una si chiama Sadia Moalim Ali , vive in Somalia, ha 27 anni e di recente  è stata spogliata nuda da due guardie, due uomini, in una stanza video sorvegliata. È stata presa a calci, picchiata con un m...

Patrick Zaki libero Free Storia Rap

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Chiusa in una cella c’è un’idea di persona i suoi diritti la sua vita Il nome è Patrick e i suoi sogni la sua storia non è ancora finita Mentre il suo passato il suo futuro e il suo corpo con il presente è torturato La questione ci riguarda da vicino e da lontano come umani e italiani Come egiziani e per le mani che si levano a coprire il volto e lenire le ferite Nascoste sotto un velo di menzogne e indifferenza ingiustizia e speranze tradite Che ci unisce e ci divide tra concittadini e carcerieri innanzi all’ennesima violenza Per chi ha osato dirla tutta in barba al rischio di una cella che imprigiona la sua essenza Il tuo coraggio e ogni morale ancora prima di parlare è render noto il tuo gridare Che qualcosa di sbagliato c’è sempre stato accanto a chi si volti dal lato sbagliato Della finestra virtuale dove in molti stan marcendo oltre le sbarre di ciò che è normale Per il vile che vive e approfitta del silenzio e l’apatia di chi potrebbe far qualcosa Per costringere colui che ra...

Gestione repressiva dei migranti: il film

Storie e Notizie N. 1623 C’era una volta la scrittura di un film. Immaginate la scena, come se fosse un film. Come se fossimo, tutti, dentro un film. La sala è quella classica di un produttore cinematografico, con la scrivania ricoperta da scartoffie, le locandine alle pareti e qualche premio sullo scaffale. Niente di troppo elegante e scintillante, non stiamo parlando di un infrangi box-office annunciato. Ma neppure di un B-movie più o meno arguto, malgrado gli scarsi mezzi. Figuratevi una pellicola di medio valore, che vada bene per la massa. Per il popolo. Anzi, per la gente , con lo scopo di darle ciò che vuole. Ovvero, questo è il messaggio del trailer e per questo tipo di opere – se così vogliamo chiamarle – la promozione è tutto. Nondimeno, lo sceneggiatore sta cercando di convincere il finanziatore della bontà dello script. Per la cronaca, siamo a metà di quest’ultimo. Ah, dimenticavo il titolo: Migranti . “Allora, ricapitoliamo”, fa il cacciasoldi professio...

Tutto per una birra

Storie e Notizie N. 1584 Peccato per quella ragazza, mi son detto rincasando. Non era solo carina, ma aveva anche uno sguardo profondo. E pure una bella voce, il che non è scontato. Stavamo chiacchierando così bene, lì in piazza, con tutti gli ingredienti favorevoli. Una bella giornata di sole non troppo calda che andava a concludersi serenamente, il lavoro alle spalle e tutto il tempo nelle mie mani. Ma poi… poi lei tira fuori gli opuscoli e la magia finisce all’istante. Non credo sia rimasta a parlarmi solo per quello, ma il gesto fredda inevitabilmente la spontaneità dell’attimo. È importante, spiega, Amnesty International compie azioni che servono agli ultimi del mondo, i contributi della gente comune come te sono vitali, aggiunge. Ripeto, se ci penso anche ora a mente fredda sono quasi certo che avremmo potuto comunque proseguire la reciproca conoscenza, ma quel subitaneo cambio di sceneggiatura, per quanto di nobili intenzioni, mi ha spinto a chiudere immediatamente i...

Storie sui diritti umani in Italia: noi e loro

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Storie e Notizie N. 1195  “L'Italia ha sprecato l'opportunità di dare all'Unione europea un indirizzo diverso, basato sul rispetto dei diritti umani, sul contrasto alla discriminazione, e soprattutto su politiche a tema immigrazione che dessero priorità a salvare le vite umane.“ Queste parole sono del direttore generale di Amnesty Italia, che accompagnano la pubblicazione del consueto rapporto annuale in fatto di diritti umani, che quest’anno risulta addirittura più severo di quello precedente. E’ il solito problema di noi. E loro… C’era una volta il paese dei noi . Il paese dei noi era abitato da persone i cui nomi erano semplici da pronunciare. Io , te , me stesso , tu , ancora io , sempre te , ma allora io? , e perché tu? , e così via. Al di fuori del paese dei noi , vivevano loro . Loro avevano nomi meno semplici da pronunciare. Almeno secondo noi . Lui , lei , l’altro , l’altra , tutti gli altri , quelli , quello là , quell’altra , questi qua , m...

Storie di donne: in manette in Russia a -20 gradi

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Storie e Notizie N. 1051 Ecco la storia della ballerina che danza in un giardino di Mosca contro le leggi che mortificano i diritti umani e civili in Russia... Zero. Fa freddo. A zero gradi fa freddo, senza scherzi. D’accordo, magari potrebbe non piovere, magari se ci fosse il sole. Magari, sì. Ma se a zero l’acqua ghiaccia ci sarà un motivo, no? O perlomeno conseguenze. A casa, a casa. Meno uno. Se a zero fa freddo, figuriamoci… Nondimeno, sarebbe troppo facile, finirla qui. Perché parli bene te, che te ne stai al caldo al di qua del monitor. Per chi vive agli antipodi della rete un grado fa la differenza, eccome. A casa, presto a casa. Meno due. Soprassedendo quindi sullo scontato, ribadire che fa freddo ha un suo perché. Lo senti tutto, diciamo le cose come stanno, sulla punta del naso e le dita e i piedi e ovunque. Un punto in meno lo senti tutto. A casa, torniamo a casa. Meno tre. Stavolta nevica, è chiaro. Meglio per i bambini, d’accordo, ma noi al...

Amnesty droni USA crimini di guerra: morte ingorda

Storie e Notizie N. 996 Nel rapporto “Sarò io il prossimo?” ( Will I be the next ), Amnesty International accusa gli Stati Uniti di compiere, durante i propri raid con i droni in paesi come il Pakistan, degli atti equiparabili a crimini di guerra, illegali e ingiustificati. Le ultime due vittime civili pare siano un ragazzo di 14 anni e una donna di 68. Da qualche parte, probabilmente solo nella mia immaginazione, i due commentano la notizia. “Crimine di guerra”, osserva il giovane, “hai sentito? Siamo morti per un crimine di guerra.” “Davvero”, fa la donna, “ero convinta che fosse stato quell’aereo invisibile…” “Il drone?” “Sì, il drone.” “Ma il drone mica parte da solo, eh? Qualcuno l’ha mandato.” “Lo so, gli americani. E loro che dicono?” “Che non è un crimine di guerra, perché le morti civili sono… come le chiamano in inglese? Civilian Casualties .” “Traduci.” “Morti civili. Dicevo, gli Usa, dato che secondo loro i droni sono un’ottima arma per scovare i terrorist...

Diritti umani in Italia 2017: se fossimo esseri umani

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Storie e Notizie N. 932 E' stato pubblicato il Rapporto annuale 2013 di Amnesty International sulla situazione in tema di diritti umani in ben 159 paesi. Il periodo di osservazione va da gennaio a dicembre 2012. Leggo , tra le altre cose, che nell’Unione europea, Italia in prima fila, prende sempre più piede una retorica populista secondo la quale rifugiati e migranti sono responsabili delle difficoltà in cui s’imbattono i governi nazionali. Populisti, rifugiati, migranti, cittadini, clandestini, nazionali, quante parole. Se fossimo soltanto esseri umani… Se fossimo esseri umani. Se fossimo esseri umani e basta sarebbe diverso. Se tutti noi fossimo esseri umani e nient’altro le cose sarebbero molto più semplici. E forse migliori. Se fossimo esseri umani e nulla più, laddove uno di noi si macchiasse del peggiore dei crimini, ovvero togliere la vita a qualcun altro, sarebbe un assassino. Solo un assassino, checché ne dica l’interessato. Non potremmo accusare al c...

Aung San Suu Kyi: Liberate Pussy Riot video

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Storie e Notizie N. 643 Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991, durante un recente incontro cittadino organizzato da Amnesty International: Penso che l’unica ragione per la quale le persone non dovrebbero cantare è se ciò che cantano sia deliberatamente offensivo o se lo facciano in modo terribile. Quella sarebbe la migliore ragione per non cantare affatto. Perciò, mi auguro che tutto il gruppo venga liberato al più presto . Condividi questo articolo :  

Amnesty International, nuovo ordine Usa in Iraq: torture per 30000

Storie e Notizie N. 235 Ve la ricordate la guerra in Iraq ? La guerra del golfo del 2003. Non la prima, la seconda. Parliamo della seconda, tanto ne basta una. Dai, quella per trovare le armi di distruzione di massa . Quella per combattere il terrorismo islamico, su. Soprattutto quella per non rimanere inermi di fronte alla violazione dei diritti umani da parte del truce regime iracheno. Eh, come si fa a non benedire la cosiddetta coalizione dei volenterosi in missione per portare pace e democrazia alle vittime di un tiranno brutto e cattivo come Saddam? C'era pure l'Italia di Berlusconi, che è una garanzia. Per fortuna tutto è finito bene. Insomma, diciamo che è finito. Cioè, è finito lo show dei volenterosi, con la sigla e i titoli di coda lanciati da Obama il 31 agosto di quest’anno. E cosa ne è dell’Iraq, adesso? Cosa ne è oggi, dell’Iraq, dopo aver pagato con almeno 600.000 morti la partecipazione allo spettacolo chiamato guerra umanitaria ? Ecco, ora è tornato ad es...

Aung San Suu Kyi non è l’unica

Martedì 19 maggio 2009, ore 10.20. E’ da poco cominciato a Rangoon , nel Myanmar (ex Birmani a) il processo ad Aung San Suu Kyi. Questa meravigliosa donna ha 63 anni e degli ultimi diciannove, tredici li ha trascorsi agli arresti domiciliari. Per chi non lo sapesse Aung San Suu Kyi è un'attivista impegnata da molto tempo nella difesa dei diritti umani. Ha iniziato da giovane ad imporsi sulla scena nazionale dell’allora Birmania, paese ancora oggi soffocato da una assurda dittatura militare. La sua dedizione al lavoro per il bene comune le ha fatto meritare, tra gli altri, il premio Nobel per la pace nel 1991. Anche grazie a questo riconoscimento, l’attenzione internazionale è su di lei, soprattutto oggi. Governi, organizzazioni, intellettuali e artisti di fama mondiale hanno compiuto azioni pubbliche a suo sostegno. Lo dico sinceramente. E’ bello vedere che il mondo non dimentica le persone che, sebbene vivano lontano, dedicano la loro vita per migliorare quella di tutti. Su google...

Una piazza per Delara Darabi? Roma non è abbastanza grande…

Ho letto su alcuni organi di stampa della richiesta fatta al sindaco di Roma Gianni Alemanno di dedicare una piazza alla ragazza giustiziata ieri con l’impiccagione in Iran. Alemanno ha talmente a cuore la cosa che ha anche firmato la petizione di Amnesty International che era stata promossa per salvare la donna. Premetto che il sottoscritto non solo è fermamente contro la pena di morte ma che non riconosce nemmeno l’ergastolo come strumento degno di una società civile. Tuttavia qui non si sta parlando di essere o meno contro la pena di morte, questo è evidente. Altrimenti ci sarebbe molta meno ipocrisia. O forse mi sbaglio. Sarà perché spesso sono portato a dubitare. Mi chiedo: come mai tanto interesse verso la vicenda di questa giovane da parte del sindaco della capitale e dell’ Unione Europea ? Forse perché si tratta di una donna? No, non credo. Nonostante chiacchiere di propaganda, siamo ancora il paese con meno donne al governo . Sarà per caso perché stiamo parlando di una pittri...